Le nuove dipendenze

PERCHE’ SI PARLA DI “NUOVE DIPENDENZE”?

In questi ultimi anni si parla sempre più spesso delle cosiddette nuove dipendenze o, per usare un termine inglese, delle “new addictions”, cioè di quei comportamenti socialmente accettati che, ripetuti ossessivamente, fino all’estremo o in modo continuamente vano e insensato, smettono di svolgere il loro ruolo sociale per schiavizzare l’essere umano.

Vengono definite “Nuove Dipendenze” in quanto non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica, ma nonostante ciò hanno effetti che sono altrettanto preoccupanti e a volte persino devastanti.

 

COME SI MANIFESTANO E COME SONO?

Si manifestano con un crescendo di tensione ed eccitamento che precede l’inizio del comportamento, una sensazione di piacere e sollievo durante lo svolgimento del comportamento e una conseguente percezione di perdita di controllo con coazione a ripetere del comportamento, nonostante la consapevolezza dell’insorgere di conseguenze negative.

Le più conosciute sono:

 

LA DIPENDENZA AMOROSA E AFFETTIVA (LOVE ADDICTION): Le persone con dipendenza affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale, poiché sempre impegnate da qualche problema del partner, che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale. 

dipendenza affettiva

La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi ostacolano lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano, per tale ragione, desideri ed interessi. La dipendenza affettiva patologica nasce da una bassa stima di sé, da una mancata maturazione del sentimento di dignità e di valore personali, che possono derivare sia da esperienze infantili negative, sia da un giudizio morale riguardo a se stessi rigido e persecutorio, di tipo depressivo, più o meno nascosto. La ricerca inesausta di conferme dall’Altro proviene dall’incapacità di darsele da sé queste conferme. L’Altro diventa così lo specchio e il nutrimento dal quale finiamo col dipendere. Una relazione affettiva così fondata si basa su una disparità di fondo, che alla lunga non farà che creare malessere.

 

LA DIPENDENZA DA SESSO (SEXUAL ADDICTION): La nozione di dipendenza sessuale a volte è confusa con la normale positiva, piacevole ed intensa sessualità goduta con il proprio partner o con la semplice alta frequenza dei rapporti sessuali. I dipendenti sessuali, invece, hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no. Invece di approcciarsi alla sessualità come gioco, relazione, comunicazione, scambio di piacere, momento privilegiato dell’intimità, la vivono in modo ossessivo, relazionandosi ad essa per confrontarsi con il dolore, prendersi cura di sé, rilassarsi dallo stress. Tale ossessione trasforma il sesso nella componente primaria della loro vita per la quale tutto il resto viene sacrificato, inclusi la famiglia, gli amici, la salute, la sicurezza ed il lavoro. Il loro comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non riescono più a controllare. Il dipendente sessuale instaura, così, una relazione distorta con la realtà, in grado di modificargli l’umore con le cose e con le persone. 

dipendenza sesso

Progressivamente, passa attraverso fasi nelle quali si allontana dagli amici, dalla famiglia e dal lavoro. La sua vita segreta diviene più reale di quella pubblica, sebbene a causa di questa doppia identità sperimenti potenti sentimenti di vergogna. L’euforia prodotta dall’atto sessuale dura tanto quanto il rito sessuale. Ma subito dopo l’atto sessuale i dipendenti si sentono inebetiti, tristi, in colpa. Cessato l’orgasmo, queste persone sperimentano sentimenti di intensa disperazione e di odio nei propri confronti. La pressione esercitata dai loro pensieri negativi e i sentimenti di rimorso, vergogna e odio verso se stessi li portano al punto di ricercare il sollievo in modo assolutamente necessario. Come gli alcolisti cercano sollievo nel bicchiere, così i dipendenti sessuali lo cercano nel sesso e nel piacere che questo fornisce loro, stabilendo così il circolo vizioso di questa malattia che alla fine rende le loro vite impossibili da gestire.

Come conseguenza diretta, il soggetto che soffre di dipendenza sessuale può sviluppare disfunzioni sessuali, malattie sessualmente trasmesse o disturbi quali ulcera, pressione alta, calo delle difese immunitarie, esaurimento fisico o disturbi del sonno.

 

LA DIPENDENZA DA RISCHIO (RISK ADDICTION): Nell’epoca attuale il rischio riveste una molteplicità di forme e significati con un denominatore comune: la ricerca di limiti che abbiano un valore di garanzia per l’esistenza. “Andare all’estremo di se stessi”, “oltrepassare i propri limiti”, ecc., sono tutti comportamenti di sfida necessari per affrontare se stessi, sotto gli occhi degli altri. Attraverso la ricerca dei limiti, l’individuo indaga le proprie caratteristiche, impara a riconoscersi, a dare valore alla sua esistenza. Sfidare la paura, sentirsi totalmente liberi, potenti e invincibili, assecondare il bisogno irrefrenabile di spingersi sempre oltre, il tutto accompagnato dalle alterazioni fisiche e mentali che le forti scariche di adrenalina e sensazioni ed emozioni intense riescono a produrre.

 

LA DIPENDENZA DAL GIOCO D’AZZARDO (GAMBLING): Giocare d’azzardo è un comportamento estremamente diffuso, tollerato e anche socialmente incentivato. La dipendenza dal gioco è l’unica dipendenza legale senza uso di droghe riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria americana come un’alterazione psichica originata dal disturbo del controllo degli impulsi. Gli impulsi incontrollati sono accompagnati da una forte tensione emotiva e non si lasciano influenzare dal pensiero riflessivo. Quando il dipendente si abbandona al gioco attraversa un momento di sommo piacere, che può raggiungere il livello della sbornia o dell’estasi, causato dalla sensazione che il tempo si sia fermato e dal fatto che il soggetto esce da se stesso per entrare in uno stato di coscienza particolarmente alterato.

gambling

L’impulso irresistibile a giocare riesce a cancellare nel gambler il senso di colpa, che viene nascosto dietro false razionalizzazioni, ragionamenti apparentemente veri ma ingannevoli. “Giocherò solo fino a tale ora e a tale momento”; “Dato che sto vincendo, devo continuare… devo approfittare della fortuna”; “Ora che sto perdendo non devo smettere… devo rifarmi”; “Non giocherò più”. È un circolo vizioso: se il giocatore dipendente perde, tenta di continuare il gioco per riguadagnare i soldi persi, e, se vince, continua a giocare perché sente che è il suo giorno fortunato. Lo stimolo che può scatenare l’impulso al gioco può essere un fattore esterno o circostanziale, come il luogo, l’ora o la situazione, oppure può essere un fattore interno personale di tipo affettivo o cognitivo. In entrambi i casi, il gambler arriva alle stesse conclusioni: “Oggi mi sento fortunato, è il mio giorno”.

 

SHOPPING COMPULSIVO (DIPENDENZA DA BENI E COMPULSIONE ALL’ACQUISTO): La “compulsione all’acquisto” (la smania di comprare cose) si basa sul desiderio morboso e irrefrenabile di acquistare oggetti superflui o del tutto inutili, che spesso non riflettono i gusti abituali dell’acquirente, né tanto meno sono coerenti con le possibilità finanziare dello stesso, arrivando perfino a far andare in rosso i suoi conti economici. Le cause di tale forma di dipendenza, sia negli uomini che nelle donne, sono molteplici: senso di solitudine o di vuoto esistenziale e le forme di personalità impulsiva, narcisistica e insicura.

 

CYBERDIPENDENZE (INTERNET, TV, CELLULARI, CHAT): In questo grande gruppo di dipendenze troviamo non solo quella televisiva (largamente studiata da diversi anni a questa parte), ma anche forme di dipendenza legate ad oggetti e tecnologie relativamente nuovi, come il computer ed Internet, le chat, i cellulari, la play station, i giochi interattivi, ecc. I danni più frequenti provocati da tale tipo di dipendenza sono: a) l’obesità, legata non solo al poco movimento, ma anche all’abitudine di “spiluccare” snack e merendine davanti al monitor; oppure la perdita di appetito, legata all’estraniazione dal mondo reale; b) dolori articolari; c) danni alla vista; d) vertigini e senso di nausea; e) alienazione; f) difficoltà relative alla sfera familiare, lavorativa e affettiva.

 

IL LAVORO PATOLOGICO (WORKADDICTION): La dipendenza dal lavoro costituisce una delle tante forme di dipendenza lecita senza uso di droghe, descritta dagli specialisti come la più “pulita” delle dipendenze. In realtà tale forma di dipendenza non è poi così recente, dato che la sua presenza si registrava già 50 anni fa, ma solo da pochi anni è oggetto di ricerca sistematica. La novità rappresentata dagli ultimi tempi è che mentre una volta era una forma di dipendenza tipicamente maschile, oggi essa colpisce con una certa frequenza anche le donne. Il dipendente vive per il suo lavoro e si sente desolato, vuoto, angosciato o irritabile quando ne è lontano, come succede in un giorno festivo e nei fine settimana. Pensa giorno e notte al lavoro, si sforza di trovare soluzioni ai problemi dell’azienda, che siano reali o immaginari, ha incubi su supposti errori commessi sul lavoro e fantastica sul migliore dei modi per affrontare il capo.

lavoro patologicoAltri tratti specifici del lavoratore patologico sono: l’iperattività, lo spirito di competizione e sfida, un forte spirito d’impresa, il desiderio illimitato di soddisfazione professionale, il culto dell’impresa e del lavoro, una relazione difficile con il tempo libero, la difficoltà a rilassarsi durante le vacanze ed il fine settimana, negligenza nella vita familiare, manifestazione di stress nel lavoro, un comportamento aggressivo e impaziente verso i colleghi di lavoro.

 

DIPENDENZA DA SPORT (OVERTRAINING E EXERCISE ADDICTION): Ma molte sono le persone che si impongono esercizi ed attività fisiche estenuanti (magari non sostenute da programmi di allenamento ben calibrati rispetto al proprio organismo) perché vivono con ossessione la cura del proprio corpo e la ricerca di una forma estetica perfetta.

La dipendenza da sport è uno squilibrio dell’allenamento che si verifica quando l’attività fisica praticata è talmente intensa che il nostro organismo non riesce, nei tempi di recupero, a smaltire la fatica accumulata. I suoi effetti sull’organismo sono significativi.

 

PERCHE’ ALCUNI SVILUPPANO QUESTO PROBLEMA?

Il termine “Dipendenza” significa avere bisogno, necessità, di qualcuno o qualcosa per soddisfare una propria esigenza vitale: un benessere fisico o un equilibrio psicologico. Esistono dunque sia dipendenze sane che dipendenze patologiche. Sane e naturali sono, ad esempio, la dipendenza dall’aria, dall’acqua, dal cibo, dalle relazioni sociali, dagli affetti familiari, dalla vita spirituale, nella misura in cui tutto ciò ci consente di poter vivere e accrescere la nostra interiorità.

Patologiche sono quelle dipendenze che, viceversa, diminuiscono o annullano il controllo su noi stessi, compromettendo gravemente la qualità della nostra vita e quella altrui. Tali dipendenze causano una perdita di controllo sulla capacità di scegliere, di saper dire no. Di questo tipo sono le dipendenze da sostanze e da oggetti (alcool, droghe, farmaci, beni di consumo), le dipendenze da persone (genitori, parenti, partner amorosi o sessuali, capi carismatici) o da situazioni (sesso, trasgressioni, eccessi, ecc.).

La dipendenza patologica s’instaura quando si ricorre sistematicamente ad esperienze fuori dall’ordinario, stordenti o eccitanti, per evitare ansia, panico o depressione, per riuscire a mettersi in relazione con gli altri, per provare emozioni significative nei confronti della realtà o di se stessi, per mantenere un equilibrio psicofisico, per sentirsi all’altezza delle situazioni di vita e di lavoro.

 

COME CI SI ACCORGE DI SOFFRIRNE?

Alcuni atteggiamenti che possono indicarcelo sono: l’impossibilità a resistere all’impulso di mettere in atto un certo comportamento; una sensazione crescente di tensione prima dell’inizio dell’atto e di perdita di controllo durante; ripetuti tentativi di ridurre o abbandonare il comportamento; reiterazione del comportamento nonostante la consapevolezza che lo stesso possa causare o aggravare problemi di ordine sociale, finanziario, psicologico o psichico; agitazione o irritabilità in caso di impossibilità a dedicarsi al comportamento.

Attenzione, però: non bisogna confondere una intensa attività o un uso intenso e smodato con la dipendenza: colui che sa comunque “gestire” i propri eccessi non è un dipendente, anche se è esposto a diventarlo.

 

 

COSA SI PUO’ FARE?

Queste dipendenze non causate da sostanze sono molto insidiose perché meno riconoscibili e meno trattabili con mezzi terapeutici. Le persone colpite sentono una vera e propria schiavitù fisica e sintomi precisi: senza la loro “droga” avvertono nausea, mal di testa, senso di vertigine, vomito, sviluppano aggressività, ansia ed atteggiamenti patologici.

Le nuove dipendenze richiedono modelli di trattamento terapeutico specifici individuali o di gruppo.

In terapia si lavora con il paziente affichè egli comprenda l’origine del disturbo ed apprenda utili tecniche di “disintossicazione” dall’oggetto della dipendenza  al fine di tornare alla vita reale.

Il modello cognitivo comportamentale si è dimostrato particolarmente efficace nel trattamento delle dipendenze patologiche poiché lavora sulla reale possibilità di cambiamento e di soluzione del problema, favorendo nel paziente l’elaborazione di strategie comportamentali utili al cambiamento, rinforzando l’autoefficacia e promuovendo l’autostima.

 

 

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