Disturbi del Comportamento Alimentare

Posted by on Febbraio 18, 2014 in Blog, Disturbo alimentare | Commenti disabilitati su Disturbi del Comportamento Alimentare

Disturbi del Comportamento Alimentare

Ci sono patologie che portano la persona ad avere un rapporto distorto con cibo, peso e immagine corporea.

Conoscerli è importante non solo per sapere come affrontarli, ma anche per aiutare chiunque si trovi in questa situazione, amici, figli, parenti,…: dal momento che l’atteggiamento alimentare non è che la punta dell’iceberg di un disagio che viene da “altro”, per sostenere i propri cari senza rischiare di alimentare il problema, si deve averne la dovuta consapevolezza e sensibilità.

L’importanza di un approccio integrato fra la nutrizione e la psicologiaDott.ssa Annamaria Acquaviva

 

COME INSORGONO I D.C.A. (Disturbi del Comportamento Alimentare)?

Nel corso degli utlimi anni il fenomeno del dilagare dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) ha assunto una consistenza particolarmente inquietante. Tali disturbi comprendono patologie legate ad una complessa eziologia multifattoriale, quali l’anorezzia nervosa, la bulimia, le sindromi parziali ma anche l’obesità, seppure ancora definita esclusivamente su base morfologica (eccesso di massa grassa).

I DCA si sviluppano in fasce di età sempre più precoci, fino a comprendere l’età pediatrica, tanto che si è portati a parlare di “baby anoressia” (13% dei casi), ed abbracciano fasce della popolazione sempre più estese (anche per quanto riguarda la popolazione maschile), con manifestazioni di vario genere (ortoressia, vigoressia).

 disturbi del comportamento alimentare

COME RICONOSCERLI?

Il confine tra quella che può essere considerata un’innocua mania e l’inizio di una insorgente malattia non è sempre facile da stabilire. I primi due indizi che possono mettere sulla strada del sospetto sono la drasticità del cambiamento del regime dietetico e la repentinità con cui questo viene messo in atto. Così come possono destare sospetti le ripetute visite alla toilette dopo pranzo. In questo contesto, il nuovo interesse per la cucina può diventare un altro dettaglio. L’anoressica si caratterizza inoltre per un’estrema iperattività e un eccessivo esercizio fisico, in particolare nelle prime fasi della malattia.

Le cose da osservare sono:

  • Che cosa mangia e che cosa non mangia affatto?
  • Sembra che abbia cambiato carattere: è più depressa, passa dall’euforia alla malinconia più volte nella stessa giornata?
  • Il momento del pasto è sempre una lotta?
  • Ha trascorso un’intera mattinata a cucinare e sta a guardare mentre gli altri mangiano ma lei non tocca nulla? Si offende se non vengono apprezzate le sue ricette?
  • Non vede più amici, non cerca nessuno, rifiuta di uscire se qualucno la invita?
  • Si mostra preoccupata della linea e parla continuamente delle proprie forme nonostante sia magra?

 

COME GUARIRE?

I disturbi del comportamento alimentare si originano da un disagio di tipo psicologico. Costringere una persona ad alimentarsi forzatamente o a rispettare certe abitudini alimentari senza esplorare le case che hanno condotto al disagio è inutile e controproducente. Ecco perché è necessario ricorrere all’aiuto di uno specialista. In generale è meglio prediligere approcci integrati, cioè interventi che si prendano cura sia degli aspetti nutrizionali sia di quelli psicologici.

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QUAL’è L’ATTEGGIAMENTO GIUSTO DEI FAMILIARI OD AMICI PER AIUTARE CHI NE è AFFETTO?

E’ necessario stare vicino alla persona che soffre di questi disturbi e sostenerla, evitando di colpevolizzarla per la sofferenza che provoca negli altri e di dirle che è pazza.

Chi manifesta i disturbi del comportamento alimentare sta comunicando a modo suo la propria sofferenza ed è giusto che non sia derisa o svalutata.

Non bisogna cercare colpevoli, soprattutto in sé stessi. Non serve a nessuno e certo non aiuta chi soffre.

Non bisogna concentrare la propria attenzione sul cibo, sul corpo o sul peso.

E’ importante non negare il problema del proprio caro ed aiutarlo a capire che deve chiedere aiuto ed accettare che anche tutto l’affetto possibile non può sostiture l’aiuto di uno specialista.

 

E DAVANTI AD UN BAMBINO CHE NON MANGIA, QUALI GLI ATTEGGIAMENTI CORRETTI E QUELLI DA EVITARE?

A tavola è importante che la conversazione non si riduca a parlare di cibo. Per lei/lui, è come essere considerata/o un corpo che deve essere riempito; è come dire che tutto ciò che volete da lei/lui è che mangi (ma se mangia, pensa, nessuno si interesserà più a lei/lui); significa dare al cibo la stessa importanza che lei/lui gli dà. Piuttosto, cercate di trovare argomenti diversi per instaurate un dialogo e distoglierla/o (e distogliervi) dal problema alimentare.

Che mangi o meno, fate in modo che resti a tavola fino a quando tutti hanno finito di pranzare. Mettela sul piano della compagnia e accettate la sua scelta di non toccare cibo. Il pranzo e la cena sono i momenti più drammatici, in cui l’ansia sale a livelli insostenibili: discutere animatamente o amorevolmente con lei o con gli altri sul suo problema-cibo proprio a tavola, nel luogo e nel tempo più ansiogeni in assoluto, è come spingerla in fondo all’abisso.

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QUALI LE FRASI TABU’ E QUELLE INVECE POSITIVE?

Cercare di dire cose che possano supportare ed incoraggiare la persona che ha un DCA: con questo non voglio dire che bisogni assecondare la persona (e quindi, indirettamente, la malattia) in tutto e per tutto, anzi, è bene stimolare la persona ad allontanarsi dalla malattia, però facendolo in maniera propositiva, assicurando il proprio sostegno morale, cercando di far vedere alla persona che soffre che c’è un’alternativa, che è quella di combattere, e che nessuna è obbligata a farlo da sola, anzi, che si può e si deve chiedere aiuto, perché questo ci permetterà senz’altro di andare avanti.

Frasi positive:

“Non sei sola. Se hai voglia di parlarne, io sono qui per te”

“Pensi che io possa esserti d’aiuto in qualche modo?”

“Lo so che l’anoressia/la bulimia è una malattia. Non sei matta”

“So che non posso capire quello che stai passando, ma cercherò di fare del mio meglio per riuscire a comprendere”

Frasi tabù:

“C’è sempre qualcuno che sta peggio di te”

“Guarda che la vita non è facile per nessuno”

“Smettila di piangerti addosso”

“Smettila di fare i capricci, cosa ti costa mangiare un po’ di più?”

“Prova a non vomitare”/”Prova a mangiare normalmente”

“Credimi, lo so come ti senti. Anch’io a volte sono insoddisfatta del mio aspetto fisico”

“Ti rendi conto di quanto ci fai stare male con la tua anoressia/bulimia?!!”

“Lo fai solo per attirare l’attenzione”

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